Geo Gervasoni Sono un vero avanzo di balera, tra i più anziani musicisti del VCO, essendo nato a Rogolo nel 1931. La mia è una famiglia di musicisti: mio padre suonava il mandolino e mio figlio Claudio prosegue la tradizione suonando la chitarra con una band di Verbania, Le Deviazioni Spappolate, che esegue le canzoni di Vasco Rossi. Per compiacere mio padre ho iniziato con la musica, a 14 anni, studiando il violino con il Maestro Monti, direttore della banda di allora, nonostante non fosse il suo strumento… violino che ricordo di aver comprato alla “Casa della Musica” in Via Briona a Domodossola. Era un violino più piccolo del normale, un 3/4, più adatto ad un ragazzo. Monti mi mise dei segni sulle corde per avere un riferimento, per appoggiare le dita e trovare più facilmente le note. Ho imparato in questo modo! Il mio primo complesso è stato il “Quartetto Azzurro” con Giuseppe Manera alla tromba, il fratello Nando alla fisarmonica e Ottavio De Giuli alla batteria. Io non avevo ancora 16 anni. Come compenso per le serate, il Circolo di Calice ci dava 1000 lire. Nello Nesti dell’ orchestra Lotero mi consigliò di comprare ed imparare il sassofono, strumento che, secondo il suo parere, si sentiva meglio del violino soprattutto quando si suonava all’ aperto. Nesti mi aiutò una settimana e poi mi disse di arrangiarmi… dandomi in mano un metodo per imparare lo strumento! Il mio debutto con il sax fu alla Casa del Popolo a Villadossola con l’ Orchestra Radar, con un repertorio di valzer, swing, polke e mazurche. Eseguivamo gruppi di tre canzoni seguiti da una piccola pausa. I lenti e i tanghi li suonavo con il violino… Ricordo Luciano Rolandini al piano, Franco De Bernardini alla fisarmonica, Ugo Bianco al basso e Oliviero Spagnoli alla batteria. Ricordo di serate da BORRI a Cosasca, con l’ archetto del violino che toccava il soffitto o il giorno che, andando verso Masera, passando sui binari della Vigezzina, un gran sobbalzo fece cadere la batteria dal tetto dell’ auto. Ricordo anche le sere al Baitone di Ceppo Morelli, dove regolarmente quelli del paese finivano per litigare e poi a far cazzotti con i ragazzi venuti da “di fuori” perchè invitavano le ragazze del posto al ballo. Per il troppo vino bevuto si scatenavano le gelosie e le grandi rivalità tra paese e paese. Da giovane avrei voluto fare il calciatore, nella Juve-Domo, come mio fratello Silvio, portiere. Ho lavorato come tornitore alla Ceretti mi piaceva lavorare l’ acciaio ma la maggior parte della mia vita, più di 60 anni li ho divisi con la musica, che amo, che fa parte di me. Ho sempre suonato, tranne qualche periodo, ed ancora suono, non più in pubblico ma in casa mia, ascoltando brani alla radio… Ci suono sopra e ancora mi diverto perchè quando suono dimentico i fastidi e le malinconie, il mondo mi sembra diverso, più bello. . Suono melodie sulle basi musicali che oramai si trovano facilmente in commercio e a volte, su richiesta, suono il violino in chiesa per i matrimoni. Geo Gervasoni